Giorno 1 — Da Siviglia a Rota
120 km di sterrati, paludi e birdwatching
Dopo un'abbondante colazione in panetteria e il montaggio delle borse da bikepacking sulle gravel noleggiate, parte il nostro viaggio su comode ciclabili fino a prendere il primo sterrato che segue il basso corso del Guadalquivir.
Per quasi 100 km il mondo scompare: niente case, nessuna possibilità di rifornirsi di acqua, argini, canali e una fauna incredibile. Cicogne, fenicotteri, aironi e spatole ci accompagnano nel silenzio più assoluto. Verso il chilometro 80 attraversiamo una splendida pineta di pini marittimi e, all’uscita, appare finalmente un paese alla periferia di Sanlúcar de Barrameda e soprattutto… un bar!
Il loro bocadillo entra immediatamente in cima alla classifica del miglior panino del viaggio: bistecca di maiale, jamón, uovo, pomodoro, peperoni e salsa. Con acqua a volontà e caffè spendiamo appena 10 € a testa. Da lì torniamo verso la costa in direzione Rota, pedalando su ciclabili perfette. Arriviamo verso le 18:00, facciamo check-in all’hostal MACAVI, una doccia veloce, mettiamo i vestiti a lavare e corriamo in spiaggia( ci eravamo illusi di poter fare il bagno ma l'acqua era gelida). Chiudiamo la serata con una cena al mitico Bar El Gato: tantissimo cibo, tutto ottimo, spendendo circa 25 € a testa.
Un poco de historia: Il Guadalquivir è l'unico fiume navigabile della Spagna. In passato, Siviglia era il porto principale per i tesori che arrivavano dalle Americhe; risalire questi argini significava trasportare l'oro e le spezie del Nuovo Mondo verso il cuore del Regno.
Giorno 2 — Da Rota a Conil de la Frontera
138 km attorno alla baia di Cádiz
Sulla carta il percorso sembrava breve, ma la realtà si è rivelata ben più lunga. Per evitare la gigantesca base militare di Rota e poiché i grandi ponti di Cadice sono vietati alle bici, siamo costretti a circumnavigare l'intera baia tra saline storiche e paludi, pedalando su passerelle metalliche sospese sull'acqua.
Cadice ci accoglie con la sua fiera anima oceanica e la sua maestosa cattedrale. Giusto il tempo di un pranzo veloce e puntiamo di nuovo verso sud. Gli ultimi 30 km scorrono fluidi tra pinete, villaggi turistici e lungomare fino all’hostal Tres Jotas a Conil. La sera ci premiamo con tapas economiche e abbondanti al Bar Tomate Algo.
Geografía y curiosidades: Cadice è considerata la città più antica d'Occidente ancora abitata, fondata dai Fenici intorno al 1100 a.C. La sua posizione "appesa" sull'oceano la rende una fortezza naturale, costantemente battuta dalle maree.
Giorno 3 — Da Conil de la Frontera a Algeciras
130 km contro il vento di Levante
Se dovessimo dare un nome a questa tappa sarebbe "Resilienza". Il vento ci sfida per tutto il giorno, soffiando laterale o contrario con una forza impressionante mentre risaliamo verso il faro di Trafalgar e le dune di Tarifa. Il paesaggio cambia continuamente: villaggi turistici, fari battuti dalle raffiche, spiagge infinite, dune mobili e pinete attraversate da ciclabili spettacolari.
A Tarifa ci concediamo un ottimo gelato italiano prima di ripartire verso Algeciras, seguendo la strada statale che sale verso il belvedere sullo Stretto di Gibilterra. Vedere l'Africa apparire così vicina all'orizzonte, mentre i kite-surfer sfrecciavano in mare, è semplicemente straordinario. Per la notte scegliamo lo storico Hotel Reina Cristina (un quattro stelle con colazione a buffet ideale per recuperare le forze) e chiudiamo la giornata con un'ottima cena marocchina a base di tajine al ristorante El Embajador.
Un poco de historia: Il nome di molte città di questa regione finisce con "de la Frontera" (Conil, Vejer, Arcos...). Questo perché nel Medioevo queste terre segnavano la linea di confine (la frontiera) tra i regni cristiani e il sultanato moro di Granada. Tarifa, inoltre, è il punto più meridionale dell'Europa continentale, dove il Mar Mediterraneo incontra l'Oceano Atlantico.
Giorno 4 — Da Algeciras a Ronda
103 km e 1700 metri di dislivello
Addio costa, arrivano le salite, le cicogne e... i primi imprevisti. La tappa inizia subito a farsi sentire sulle gambe ma viene purtroppo segnata da un brutto incidente: in un tratto sterrato un contatto fa cadere Alessandro in un fossato pieno di spine. Nonostante il forte dolore, stringendo i denti, riesce ad arrivare insieme a tutti noi a Ronda, entrando dalla spettacolare città vecchia.
La serata però si divide: Alessandro deve andare in ospedale dove purtroppo riceve la diagnosi di due costole rotte. Noi quattro superstiti, con l'umore a terra per il compagno ma distrutti dalla fatica, ceniamo con ottima carne alla brace da Las Tablas.
Geografía y curiosidades: Ronda è celebre in tutto il mondo per il Puente Nuevo, un'incredibile opera ingegneristica del XVIII secolo alta 98 metri che scavalca il "Tajo", un vertiginoso orrido scavato dal fiume Guadalevín che spacca in due la città. Ronda è anche la culla della moderna corrida, con la sua storica settecentesca Plaza de Toros.
Giorno 5 — Da Ronda a Puerto Serrano
80 km tra Vie Verdi e villaggi bianchi
Senza Alessandro, purtroppo costretto a rientrare anticipatamente verso Siviglia, ripartiamo in quattro. Pedaliamo immersi in un paesaggio collinare magnifico, dominato da distese di ulivi e vigne. Passiamo da Alcalá del Valle, un paese suggestivo, incastrato nella roccia, per poi risalire verso Olvera dove ci fermiamo per un pranzo a base di polpette al sugo e una visita al centro storico.
Da Olvera imbocchiamo la famosa Vía Verde de la Sierra. Il percorso è spettacolare: gallerie completamente buie, viadotti e qualche frana recente che rende il tutto più avventuroso. A rendere la giornata ancora più "impegnativa" ci pensa Peter, che riesce a forare ben cinque volte! Dormiamo nella vecchia stazione ferroviaria di Puerto Serrano, riadattata ad alloggio, e andiamo a piedi a cena da El Rincón per un fritto misto memorabile.
La riserva dei grifoni: A metà della Via Verde si incontra il Peñón de Zaframagón, un'imponente riserva naturale che ospita la più grande colonia di avvoltoi leonati (grifoni) dell'Europa occidentale. Vederli volare sopra le nostre teste è stato incredibile. Le Vías Verdes sono ex linee ferroviarie abbandonate o mai completate, riconvertite in piste ciclopedonali immerse nella natura.
Giorno 6 — Da Puerto Serrano a Siviglia
Ultimi 80 chilometri verso casa
L'ultima tappa è una vera e propria volata di gruppo verso il punto di partenza (non prima di aver cambiato l'ennesima camera d'aria a Peter prima del via!). Pedaliamo compatti nella campagna andalusa sotto un sole caldo, attraversando Alcalá de Guadaíra, dove facciamo una deviazione per ammirare il ponte romano e concederci una meritata sosta in pasticceria.
Gli ultimi chilometri verso Siviglia scorrono veloci tra grandi arterie urbane e ottime piste ciclabili. Alle 13:30 riconsegniamo le bici: missione compiuta! Festeggiamo il traguardo con tapas e birre ghiacciate, prima di goderci un ultimo giro turistico a piedi tra la Cattedrale e la meravigliosa Plaza de España.
Geografía y curiosidades: Siviglia sorge nella cosiddetta depressione del Betis (l'antico nome del Guadalquivir). L'incredibile fertilità di questa pianura, dovuta ai depositi alluvionali del fiume, ha reso questa zona il vero e proprio granaio della Spagna fin dai tempi dell'Impero Romano.Cosa ci portiamo a casa
L’Andalusia in gravel non è solo una traccia da seguire: è un mix potente di natura selvaggia, oceano, vento, villaggi bianchi e una cucina che ti rimette al mondo. Ma soprattutto, è stata un'avventura condivisa. Ci portiamo a casa la fatica, le risate, le cadute, le infinite forature e la certezza che, con gli amici giusti, ogni singolo chilometro ne vale la pena.